Cytobrushing un nuovo metodo per scoprire il Papillomavirus

papilloma-virus

Cytobrushing un nuovo metodo per scoprire il Papillomavirus

Un semplice prelievo di materiale biologico con un tampone potrebbe essere sufficiente per rilevare nel cavo orale la presenza del Papillomavirus (Hpv), responsabile di un numero crescente di tumori dell’area testa e collo. Il 90 per cento dei casi di cancro alla bocca è dovuto a fumo e alcol, ma negli ultimi anni sono in costante aumento i casi di carcinoma causati dall’Hpv, per cui sarebbe molto utile avere uno strumento di diagnosi più rapido e agevole di una biopsia per poter valutare le lesioni sospette presenti su cavità orale, faringe, laringe ed esofago. Secondo uno studio italiano appena pubblicato su Cancer una valida alternativa potrebbe essere il cytobrushing, un facile prelievo di cellule tramite un tampone, simile a quello che già si effettua sulla cervice uterina femminile per effettuare il Pap test o il test Hpv.

cytobrushing

LO STUDIO

I ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, coordinati da Maria Benevolo dell’Anatomia Patologica e in collaborazione la Dermatologia Infettiva del San Gallicano, hanno analizzati i dati relativi a 164 persone: alcune avevano una lesione neoplastica del cavo orale o dell’orofaringe, altri una lesione non cancerosa, altri ancora non mostravano alcun segno clinicamente evidente di malattia in quelle zone. Tutti i partecipanti sono stati sia sottoposti a un prelievo citologico (cytobrushing, appunto, eseguito con tampone nella parte posteriore della gola), poi analizzato per verificare la presenza o meno del virus, che alla più tradizionale biopsia: gli esiti dei due esami sono poi stati confrontati per valutare la concordanza fra i risultati nei due tipi di prelievo. I risultati del test per il Papilloma virus condotti sulle cellule prelevate con il tampone concordano nel 90 per cento dei casi con quelli ottenuti analizzando le biopsie. Inoltre è emerso che i pazienti con citologia atipica hanno un rischio quasi 10 volte superiore di avere un carcinoma squamoso istologicamente accertato del distretto testa­collo e che la presenza dell’infezione da Papillomavirus sul prelievo citologico orofaringeo è associata con un rischio 5 volte superiore di avere atipie citologiche così come una diagnosi di cancro dell’orofaringe. «Questo studio può contribuire a migliorare la diagnosi precoce e la pianificazione del trattamento dei tumori della testa e del collo ­ dice Benevolo ­. E a fronte di più ampi studi di validazione, in futuro il prelievo citologico potrebbe essere un utile strumento di screening su popolazioni a rischio per la valutazione delle lesioni orali e orofaringe, potrebbe limitare gli effetti indesiderati di una biopsia, contribuendo a diminuire il disagio del paziente e nello stesso tempo i costi».